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Tanti cittadini immigrati sentono in questo momento di essere giudicati non per quello che sono o che fanno ma in base a pregiudizi razzisti, ed identificati ingiustamente con la criminalità o con luoghi comuni come l'alto numero dei figli o il folclore.
Gli immigrati vengono frequentemente accusati di essere un costo sociale. Noi sappiamo però che qui, come a livello nazionale, lavoriamo e paghiamo tasse e contributi, come e più degli altri lavoratori perché il permesso di soggiorno è legato ad un lavoro regolare.
Nella nostra provincia 20.000 immigrati circa (5,5 % della popolazione complessiva) contribuiscono con il loro lavoro al benessere comune ma non possono votare e quando possono accedere a condizioni paritarie ai servizi sociali, come quello della casa popolare, sembra una concessione e si cercano piccoli trucchi come quello del nuovo regolamento in discussione per privilegiare i “residenti di lunga durata”, e discriminare in base alla provenienza.
Nella scuola, dove i nostri bambini sono ormai il 9% di tutti gli alunni, sentiamo proposte come quelle delle classi ponte, classi ghetto per bambini stranieri, nonostante gli studi in materia e tutte le nostre esperienze personali dicono che l'italiano si impara stando con gli altri bambini. I nostri figli, dopo pochi mesi di scuola, ci correggono e prendono persino l'accento ferrarese!
Queste sono le situazioni reali e come tali dovrebbero essere raccontate, invece gli immigrati, nei media, nelle chiacchiere di strada e persino nei discorsi di alcuni esponenti di governo, sono oggetto di accuse generalizzate, di luoghi comuni a sfondo razzista e quando va bene vengono associati ad opere di carità.
Siamo qui oggi per dire a coloro che sono anche i nostri rappresentanti istituzionali, che queste discriminazioni non costruiscono niente di buono per il futuro e che tutti dobbiamo cercare di fermare questa deriva di razzismo e rivalutare le politiche di integrazione per garantire l’inserimento dei cittadini stranieri nel territorio.
Diventa sempre più necessario che le Istituzioni democratiche incentivino e promuovano il dialogo e la conoscenza delle altre culture nelle scuole, nelle associazioni, nei luoghi pubblici, negli ospedali, nei centri sociali e in tutti i contesti possibili per garantire una convivenza civile ed evitare le manifestazioni di intolleranza.
Questo si può fare con più risorse per la mediazione interculturale, gli sportelli informativi e di ascolto, serve anche più collaborazione pratica tra Istituzioni e Associazioni di immigrati con tempi, orari e modalità realmente realizzabili, e serve anche una collaborazione con la Questura per lo snellimento delle pratiche, la riduzione complessiva dei tempi di attesa, per costruire percorsi agevolati per le situazioni particolari.
La storia dell'Italia multietnica è cominciata da anni, da quando abbiamo costruito le vostre case, abbiamo curato i vostri anziani, abbiamo cucinato le vostre pizze e i nostri figli sono andati a scuola.
Da anni le associazioni di immigrati, in modo costruttivo e collaborativo, promuovono l'integrazione, organizzano corsi di italiano, di informatica, di madre lingua per bambini, sportelli informativi, tornei sportivi, dibattiti e manifestazioni a favore dei diritti dei migranti.
Forse il nostro contributo può portare risultati positivi.
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